Nel paese dei Troll - Il mio viaggio in Norvegia

Quante cose meravigliose mi sarei perso se quest'anno non mi fossi detto che era il tempo di prendere ed andare, senza rimandare, senza aspettare, senza trovare scuse. Quella Guinness nell'aeroporto di Dublino mi ha aperto un mondo. Anzi, mi ha aperto il mondo e tutti i viaggi che ho fatto quest'anno spero siano solo l'inizio di tanti altri.

 Tornare in Norvegia dopo tanti anni mi ha fatto sentire come tornare a casa. A casa, perché da quando ci sono venuto da piccolo i suoi paesaggi, la sua bellezza e la magia che ti trasmettono certi posti mi ha sempre influenzato. I fiordi, il freddo, la brughiera, sono nel mio immaginario da sempre e vederli in inverno è stato fantastico. Salire sul fiordo a piedi è stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto.

Visto la grande emozione e felicità che ho provato in questo viaggio ho deciso di farne un resoconto. Non lo leggerà nessuno, ma anche solo che nel scriverlo ho rivissuto tutte queste bellissime esperienze.

GIORNO 1 - Partenza

Genova - Tromsø

Partire alle 4.30 di mattina è sempre un po' traumatizzante, anche se si tratta di fare un bel viaggio. Sveglia, taxi, passo a prendere l'amico che mi accompagnerà in questo viaggio e via all'aeroporto. Da lì in avanti è tutto un dormire tra una cosa e l'altra. Del primo aereo, Genova-Monaco, ricordo molto poco se non di aver aspettato che consegnassero l'enorme biscotto da 350 calorie Lufthansa per colazione. Per il resto del viaggio dormo.

Atterrati, di corsa al gate per prendere il volo Monaco-Oslo, volo di un'ora e mezza circa, anch'esso passato più o meno dormendo, cercando di stare sveglio quanto basta per procurarmi il secondo biscotto del giorno.

L'atterraggio ad Oslo è subito carico di sorprese, perché la prima cosa che mi colpisce della Norvegia è proprio l'odore. Sembra strano, ma la Norvegia ha quell'odore di nebbia e legna caratteristico che la rende indistinguibile, così come la Finlandia. Credo non sia altro che l'odore caratteristico della steppa, che io associo a quelle zone.

L'aeroporto di Oslo è veramente grande, pieno di vita e di negozi. Nemmeno il tempo di capire da che lato sono girato che vedo uno Starbucks e corro subito a prendermi un cappuccino. Sì lo so, è proprio una cosa da turista medio, ma non so resistere a Starbucks quando sono all'estero. Ognuno ha i suoi punti deboli.

Continuiamo a girare per l'aeroporto e per quanto sia pieno di gente mi colpisce il silenzio. Ad essere onesto appena comincia a venirmi fame mi colpiscono anche i prezzi: un semplice hamburger costa intorno alle 2500 corone norvegesi, ovvero circa 25€!!

Pranzo con semplice panino che prendo per sfida, perché vedo essere fatto con il pesto e il genovese che è in me vuole soffrire. Finalmente arriva il momento di salire sull'ultimo aereo, fastidiosamente pieno di italiani che colgono l'occasione per tempestarci di domande banali, del tipo: "dove state andando?". E dove mai starò andando se sto salendo sull'Oslo-Tromsø? Difficilmente si passa da Tromsø  per andare a New York. Abbandono a quella vuota conversazione il mio amico che è più educato di me con i convenevoli e mi piazzo al mio posto con le cuffie alle orecchie.

Arrivo a Tromsø

Atterriamo alle 15.30 circa, il che significa che arriviamo in piena notte, visto che il sole tramonta alle 14.00 circa. L'aeroporto di Tromsø è piuttosto piccolo, trovare la navetta che porta in città è anche più semplice del previsto perché si ferma direttamente di fronte all'uscita dell'aeroporto.

L'aeroporto è anche molto vicino alla città, nemmeno 10km, quindi per fortuna siamo subito in albergo e per le 16.30 è già possibile fare un giro in città, che comunque è estremamente piccola, seppur tipica e piuttosto graziosa.

Il tempo per girare però è limitato perché alle 18.30 parte il primo tour di questa vacanza, quello per l'aurora boreale! Con somma tristezza abbiamo fatto tardi, non sappiamo dove mangiare e ci limitiamo, per far prima, a mangiare al Burger King della città. Non sarà buono, ma ci consoliamo col fatto che è economico rispetto ai prezzi astrali del luogo.

A caccia dell'aurora

Cercare di vedere l'aurora boreale è il grande obiettivo di questo viaggio, nonché la prima vera motivazione che mi ha spinto a partire. Vedere l'aurora boreale è un sogno che mi sono portato dietro per anni, fin da piccolo, e ora si avvicinava la possibilità di realizzarlo.

Partiamo con un piccolo pulmino da 10 persone e ci rechiamo fuori città. Sarà che l'obiettivo della caccia è vedere l'aurora boreale, sarà la suggestione, ma guardando fuori dal finestrino comincio a credere di vedere il cielo tendente al verdastro. 

Fortunatamente scopro di non essere pazzo, ma di avere solo una grande botta di fortuna: dopo nemmeno 10 minuti di viaggio ecco l'aurora boreale che comincia a comparire in cielo. Ci fermiamo in una piccola piazzola sulla strana e cominciamo a fare qualche foto. Fortunatamente la guida dell'escursione mi presta il treppiede, perché fotografare l'aurora senza è praticamente impossibile e anche così faccio una gran fatica, visto che è la mia prima volta sul campo con una reflex.

Scatto qualche foto e già mi ritengo soddisfatto dell'esperienza, sentendomi fortunato di essere riuscito ad assistere così senza nemmeno troppa fatica a quella meraviglia. Ci spostiamo e ci dirigiamo ancora più distanti dalla città e dalle luci, arrivando nei pressi di un lago.

Qui la serata da bella diventa magnifica. Le guide accendono un fuoco, montano un piccolo campo da cui distribuiscono cioccolata calda, thé, caffé e una bevanda calda ai frutti di bosco che io bevo in preoccupanti quantità. C'è persino la possibilità di sedersi intorno al fuoco per cucinare hot dog e marshmallow. La guida del luogo inoltra ci racconta alcune usanze, come quella di portare già da piccoli i bambini a stare fuori per abituarli alla natura, così come l'usanza di dare loro coltelli affilatissimi per imparare a fare le cose base, come tagliare la legna. Perché affilatissimi? Perché così se si dovessero tagliare, il taglio sarebbe netto e curabile meglio dal dottore.

Nel frattempo la temperatura si abbassa, credo saremo intorno ai 10° sotto la zero perché sono costretto a farmi prestare la tuta termica da escursioni. Intanto il cielo si colora sempre di più e proprio mentre stiamo per andare via, dopo un'oretta al caldo sotto le stelle, esplode letteralmente uno spettacolo di luci, con tanto di aurora boreale che muovendosi sfiora diverse tonalità di verde fino a toccare leggermente il violaceo. E' durato un momento, nemmeno un minuto, ma quello spettacolo unico credo mi rimarrà sempre impresso.


Torniamo nel pulmino, cerchiamo un altra location, ma sinceramente è l'una di notte, sono sveglio da più di 20 ore e non riesco a scendere per via del freddo e della stanchezza, limitandomi a guardare quella meraviglia in silenzio nel pulmino con una coperta. Alle 2.00 di notte torniamo in albergo e via a dormire. 

GIORNO 2 - In mare per i fiordi

Mi alzo piuttosto presto, alle ore 8.00 sono già a far colazione. La colazione dell'albergo è decisamente magnifica, c'è un'ampia scelta di tutto quello che si può voler mangiare. Di solito quando viaggio tendo a fare solamente una gigantesca colazione, in modo da pranzare e cenare il minimo e dedicare più tempo al girare. Dopo un paio di piatti belli pieni di uova strapazzate, bacon, crepes di grano saraceno e quello che penso sia il salmone più buono che io abbia mai mangiato in vita mia, mi preparo per la seconda escursione: giro nei fiordi a caccia della fauna del luogo.

Il battello è molto piccolo, siamo in 10 turisti (sorprendentemente la metà sono australiani!) più i 3 membri dell'equipaggio, composto dal capitano, la guida norvegese e una cuoca polacca.

Appena partiti mi trovo davanti ad un panorama che mi lascia davvero senza fiato. All'orizzonte nel fiordo si staglia una catena di monti innevati con al di sopra un'alba che proprio non ce la fa davvero a sorgere. Il silenzio rende quel panorama ancora più suggestivo e io resto lì, sul ponte della nave, estasiato a guardare quella meraviglia incredibile della natura.

Durante le 5 ore di viaggio si alternano panorami meravigliosi, che fanno dimenticare la purtroppo scarsa visione di fauna del luogo, esclusa una grossa aquila di mare e di un gruppo, sembrerebbe, di focene.



Durante i momenti sottocoperta, passati a mangiare biscotti e bere bevande calde, la guida del luogo ci racconta com'è vivere a quella latitudini. La vita è piuttosto dura d'inverno, in cui regna il buio e la tristezza delle giornate senza sole si fa sentire. Per quel motivo i norvegesi sono persone cordialissime, si sorridono sempre tra loro perché "non sai se la persona che vedi può essere depressa e magari il tuo è l'unico sorriso che vede quel giorno", perciò cercano sempre di essere gentili. Curiosa la loro abitudine di lasciare le tende di casa aperte a segnalare che sono graditi ospiti. La guida infatti ci informa che è sufficiente vedere le tende aperte in casa di un amico per auto-invitarsi a casa sua, perché significa che la persona accetta volentieri compagnia.
Allo stesso tempo anche vivere a quelle latitudini d'estate è piuttosto difficile.

"Un giorno, dopo aver smontato alle 3 vado a casa e mi addormento", ci dice la guida norvegese. "Alle 8.00 mi sveglio di soprassalto credendo di essere in ritardo, non capisco come mai siano le 8 io non abbia fame e non abbia voglia di far colazione, poi mi fermo un attimo, guardo meglio l'orologio e scopro che... sono le 8.00 di sera!!". Anche il sole che non tramonta mai quindi è un bel problema.

Intanto il sole comincia a calare, non che sia mai veramente salito, e comincia a diventare un po' più freddo. Scendo all'interno della barca e finisco l'ultima mezz'ora di viaggio su un divanetto, godendomi il paesaggio al caldo.

Tornati al porto (esattamente davanti all'albergo), andiamo a riposarci un'ora per toglierci il freddo dell'escursione in mare di dosso, per poi fare un giro in città.


Prima meta è un gigante negozio di souvenir, dove acquisto il tipico troll norvegese che andrà a fare compagnia a quelli che ho già acquistato nei viaggi passati. Da lì poi continuiamo a girare per la città fino ad andare a visitare l'acquario del posto. Certo, non è l'acquario di Genova a cui sono abituato, ma è comunque una visita interessante visto il tema artico.

All'interno trovo profondamente triste la sezione che mostra quanto l'uomo negli anni abbia devastato i ghiacciai e le terre del nord attraverso il riscaldamento globale. Fa male al cuore vedere paradisi terrestri di quella portata distrutti dall'incuria dell'uomo per quello che gli sta attorno per il semplice guadagno.

Alle 17.00 assistiamo ad un interessante numero di addestramento delle foche. Sinceramente mai avrei pensato che delle foche potessero essere addestrate in quel modo.



Finito anche il giro all'acquario facciamo ancora un giro in paese, cena e poi albergo abbastanza sul presto perché la fatica e le poche ore di sonno del giorno precedente si fanno sentire e visto che domani ci aspetta una nuova escursione per l'aurora boreale meglio essere riposati.

In albergo mi prendo un thé seduto sulla poltrona che, dalla finestra, mi permette di vedere il fiordo. Finalmente al caldo, senza scarponi da trekking e comodamente seduto, mi godo quel piccolo momento di semplice bellezza.


GIORNO 3 - La scalata

Mi sveglio presto, carico per la mia avventura in solitaria di scalata di un fiordo. L'obiettivo infatti è la seggiovia di Fjellheisen, situata dall'altro lato del ponte. 



Sono le 8.00 di mattina, l'aria è fresca, il sole deve ancora sorgere e il fatto che sia sabato mattina fa sì che la maggior parte delle persone sia ancora comoda a casa a dormire, il che rende la città ancora più silenziosa di quanto non sia. Attraversare il ponte che collega i due lati della città è molto suggestivo.

Per arrivare alla funivia attraverso il quartiere residenziale, composto da piccole casette colorate. Qui più che mai fino ad'ora il silenzio è assordante e non posso fare a meno di chiedermi come sia vivere in un posto così tranquillo, in cui quella macchina che passa ogni tanto a rompere quella quiete risulta quasi fastidiosa, pur essendo abituato io ad un continuo via vai di macchine tutto il giorno.

Arrivo alla funivia con 45 minuti di anticipo, perché non mi ero minimamente preoccupato di interessarmi del suo orario di apertura. La cosa sinceramente mi fa piacere, aspetto seduto su una panchina lì fuori e mi godo la quiete e ascolto un po' di musica del mio iPod. In particolare ascoltare le canzoni di Einaudi con quel panorama davanti agli occhi risulta di un piacere inaspettato.

Finalmente arrivano le 10.00 e prendo la seggiovia che parte in modo inquietantemente puntuale. Purtroppo tale precisione mi colpisce sempre in modo particolare.

Arrivato in cima la vista toglie il fiato. Trovo quello spettacolo davvero straordinario.


Sono così contento e allo stesso tempo commosso da quella vista che il dubbio su cosa fare lassù mi passa quasi subito: decido di camminare ed esplorare quella bellissima montagna per cercare di rubarle più scorci possibili.

All'inizio comincio a seguire semplicemente la scogliera e già lì mi accorgo di quanto ad ogni passo il panorama diventi sempre più bello. Arrivo in una piccola radura in cui le persone hanno lasciato delle piccole montagnette di sassi. Esistono diverse storie sui mucchietti di pietre che si trovano in giro per la Norvegia. Alcuni dicono che vengano fatti per rappresentare i troll che non sono riusciti a rifugiarsi in tempo, prima del sorgere del sole. Altri dicono che, se ne erigi uno, testimoni il tuo passaggio in quelle terre. Io preferisco la terza, motivo per cui ho raccolto qualche pietra e fatto anche io il mio piccolo cumulo: se costruisci un piccolo mucchio di pietre stai dicendo di amare quelle terre e prometti di tornarci. Ed è esattamente quello che in cuor mio mi dico di voler fare mentre faccio quel piccolo ammasso di rocce.

Arrivato al limite del sentiero, decido di salire verso l'alto. Sinceramente non so per quanto io abbia camminato su quel montagna. Ho seguito il sentiero, ho percorso qualche stradina poco battuta, sono finito in mezzo alla neve, al fango, il tutto continuando davvero con il sorriso sulle labbra a salire per cercare di vedere quanti più angoli possibili di quella meraviglia.

Ogni tanto incontravo qualcuno, turisti come me, oppure persone del luogo che salgono su quel luogo meraviglioso a correre.

Ad un certo punto, a circa metà del mio cammino, mi sono fermato a riposare su una pietra nei pressi di un piccolo lago ghiacciato e mi sono messo a pensare a quanto ci siamo allontanati da tutto quello. Solo perché l'uomo ha creato macchine, grattacieli, computer, non significa che le nostre origini non siano nella natura. Tutte le nevrosi, i ritmi assurdi con cui viviamo, credo siano il segnale palese che abbiamo perso la rotta.



Lassù nella solitudine più totale tra paesaggi mozzafiato e silenzio mi sono sentito parte del mondo, parte di qualcosa. Se ci ripenso ancora non riesco a spiegare quell'emozione che mi pervadeva davvero l'anima, come se in quel momento, guardando tutto quello, sentissi che la vita ha davvero un significato. Non che io abbia capito quale esso sia, ma quelle montagne, quel mare, quel silenzio, sembravano dirmi di non preoccuparmi, che tutti apparteniamo alla Terra. E' infatti quel senso di appartenenza ad avermi dato un profondo senso di gioia. Un'emozione che mi porterò per sempre dentro e che nessuno potrà mai togliermi. Questi sono i momenti che danno un senso alla vita, letteralmente.

Ad un certo punto mi accorgo di essere salito veramente troppo in alto per l'ora. Sono quasi le 13 e il sole tramonta alle 14 e per quanto il posto sia meraviglioso decido di fare a meno di rischiare di rimanere lì al buio senza nemmeno un sentiero. Veramente a malincuore torno giù verso la seggiovia, godendomi ancora un po' il panorama e strappando al tempo che scorre inesorabile più momenti che posso.

Tornato giù in città, mi incammino verso il centro, ma sembra che la giornata non abbia ancora finito di regalarmi emozioni. Mentre attraverso il ponte mi godo uno dei tramonti più belli che io abbia mai avuto il piacere di vedere nella mia vita, con un cielo e tonalità di rosso uniche, che penso solo la Norvegia ti possa regalare in questo periodo dell'anno.



Torno in albergo a riposarmi un po' e cerco di ripetere l'emozione dello stare comodo a bermi del thé sulla poltrona, cosa che ammetto succede senza troppe forzature. Per me è come se quel posto fosse magico.

Al pomeriggio mi riunisco al mio compagno di viaggio e facciamo un breve giro per il paese, per poi decidere di separarci e vederci direttamente per il tour. Nell'ora di tempo che mi avanza cerco una pasticceria per assaggiare qualche dolce tipico del luogo e trovo con piacere un'incantevole locale con vista mare dove riesco ad accaparrarmi l'ultimo pezzo di torta.

L'ora dell'escursione si avvicina, torno in albergo, mi armo di attrezzatura artica e via, ad aspettare il pullman per l'escursione.

Nuovamente a caccia dell'aurora boreale

Ammetto che questo secondo tour da subito mi ispira meno del primo. Invece che un pulmino arriva un enorme pullman che tra tutti riusciamo a riempire. L'atmosfera dello stare tutti intorno al fuoco della prima so già che sarà irripetibile.

Dopo un'ora di viaggio arriviamo nella cosiddetta "isola delle balene", dove ci appostiamo per provare a vedere l'aurora boreale. Durante il viaggio dal finestrino vedo un gran numero di case a diversi metri dalla strada e non posso fare a meno di pensare a quanto debba essere bello vivere con quel panorama davanti casa. Anche solo aprire la finestra e guardare fuori, una cosa semplicissima, per loro è sinonimo di bellezza. Per quanto vivere in quei luoghi possa essere difficile, pensa che non ci sia difficoltà che quello spettacolo non ripaghi.

Scendiamo dal pullman e la guida ci porta in una radura per permetterci di montare i treppiedi e scattare le foto all'aurora che in quel momento è ancora timida e semplicemente sfuma il cielo. La calca di persone ammetto mi infastidisce abbastanza e trovare un posto dove fotografare il cielo con calma non è immediato. Dopo pochi minuti, fortuna vuole, il cielo comincia nuovamente a tingersi di verde. Due sere su due, ho decisamente fortuna.

Comincio a fare un gran numero di foto, per un'ora almeno, finché non mi accorgo di stare passando più tempo a guardare quello straordinario fenomeno atmosferico attraverso l'obiettivo della fotocamera piuttosto che direttamente. Decido allora di mettere via tutto, tanto foto ne avevo fatte anche troppe, e torno al pullman, dove mi aspetta la consueta distribuzione di biscotti e bevande calde.


Lì parlo con la guida, italiana, che ci conferma quanto siamo stati fortunati. Ci racconta che due settimane prima era venuta a trovarlo la sua sua fidanzata e che per un'intera settimana il cielo era stato terso, ma che l'aurora boreale non era stata visibile nemmeno per una sera a occhio nudo. Approfondisco anche un po' come sia vivere in quella regione e ci soffermiamo sul costo della vita. Il connazionale mi conferma che seppure lì la vita costi il triplo che in Italia, per via del fatto che è tutto di importazione tranne che il pesce, le persone guadagnino anche 4 volte di più, il che rende tutto decisamente equilibrato.

Mentre bevo un po' di cioccolata parlo con una ragazza polacca, che vive in Svizzera!, che avevo incrociato il giorno prima al tour nei fiordi, che mi racconta un po' della sua vita. Trovo sempre molto interessante ascoltare le vite delle persone di altri paesi.

Anche questa sera, prima di andare via, l'aurora boreale raggiunge il suo massimo e riesco a fare qualche ultima bella foto prima di iniziare il viaggio di ritorno e tornare, purtroppo, in albergo.

GIORNO 4 - Il lungo ritorno

Il ritorno è lungo, anche un po' triste, perché lasciare quei luoghi incantati mi ferisce profondamente.
Mentre l'aereo parte guardo il panorama cercando di fissare nella memoria più dettagli possibili, finché non sparisce tutto sotto una coltre di nubi bianche.

Lo scalo a Oslo di sei ore è incredibilmente pesante. Per lo più guardo Netflix e leggo qualcosa. Gioco anche un po' a Mario Kart sulla Switch del mio compagno di viaggi. Durante la giornata parliamo poco, siamo abbastanza stanchi e io, personalmente, sono anche veramente provato dal ritorno.

Lo scalo a Monaco dura poco, giusto il tempo di incrociare nuovamente la ragazza polacca che corre a prendere il suo volo per Ginevra. Il Monaco-Genova delle 22.10 è terribile, è strapieno e il vociare non mi lascia riposare. Quando finalmente atterriamo, corriamo a prendere un taxi e, poco prima di mezzanotte, rientro a casa. Basta poco, come andare a chiudere la finestra e vedere, invece che il fiordo della sera prima, un enorme e grigio palazzo che si staglia alto. Tutto intorno le luci della città rendono impossibile anche solo vedere il naturale colore del cielo. Bentornato alla normalità.



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